Biografie degli artisti
 

Federico Zandomeneghi
(Venezia 1841 - Parigi 1917)

Parigino d'adozione, italiano per nascita e formazione artistica, Federico Zandomeneghi è tra i pochi artisti italiani che partecipano alla fervente vita parigina di fine Ottocento.
Nato a Venezia nel 1841, Federico è avviato all'arte dal padre, scultore di tradizione accademica. Convinto patriota, dopo gli studi d'arte a Venezia, partecipa attivamente alla vita politica italiana, arruolandosi molto giovane con Garibaldi. Dopo aver partecipato all'impresa dei Mille (1860), si stabilisce a Firenze, dove rimane cinque anni, a contatto con l'ambiente dei Macchiaioli: Signorini, Fattori, Lega, Banti, Borrani, Sernesi, il veronese Cabianca e gli altri frequentatori del Caffè Michelangelo gli sono compagni, nelle esperienze d'arte e di vita.
Nel 1874, anno di nascita dell'Impressionismo allo Studio Nadar, senza un particolare progetto Zandomeneghi parte per la capitale francese, con l'intenzione di fermarsi poche settimane; vi rimane invece per quarantatrè anni, fino alla morte.
A Parigi si lega con il gruppo degli Impressionisti, espone con loro, vive con loro e come loro.
Prima di trasferisrsi in Francia, a contatto con i Macchiaioli, Zandomeneghi si è formato uno stile personale che però si rinnova nel nuovo ambiente pieno di fascino. Dipinge i soggetti tipici del movimento, ma la sua fama si deve soprattutto alla maestria nel ritratto e nelle scene di vita mondana. Guarda anche ai neoimpressionisti Signac e Seraut ma sono gli amici Degas e Renoir che influiscono sostanzialmente su di lui e nella loro scia dipinge con gusto raffinato nature morte, interni, nudi, scene di vita parigina e alcuni stupendi paesaggi. Dame dai cappellini e dai vestiti alla moda lo assimilano soprattutto a Pierre-Auguste Renoir. Zandomeneghi è un coloritore delizioso e semplice, memore della pittura veneta, ed è un compositore sciolto e articolato che sa fasciare le sue creature di una densa atmosfera tonale.
Il contratto con la galleria Durand-Ruel gli risolve i problemi economici e gli concede tre personali (1893, 1898, 1903). In Italia si parla invece poco di lui, lontano da tanto tempo; bisogna attendere la Biennale veneziana del 1914 per vedere un’ampia selezione delle sue opere. È però solo dopo la mostra del 1922 alla Galleria Pesaro che l’arte di Zandomeneghi trova estimatori e studiosi in Italia. Seguono la mostra di trentadue opere alla Biennale di Venezia del 1952 e nel 1988, a Cà Pesaro, la memorabile monografica.
Da una parte si considera Zandomeneghi un artista esclusivamente italiano, ponte artistico tra Venezia e i Macchiaioli prima e tra questi ultimi e gli impressionisti poi; dall'altra, invece, egli rientra nel capitolo considerato come “impressionismo italiano”, per avere assimilato la cultura francese, senza però smentire le radici veneziane. Muore a Parigi nel 1917.

Giuseppe De Nittis
(Barletta 1846 - Saint-Germain-en-Laye 1884)

Giuseppe De Nittis nasce a Barletta nel 1846, dove trascorre l’infanzia segnata dalla perdita prematura dei genitori. A quattordici anni si trasferisce a Napoli con i fratelli, frequenta l’Istituto di Belle Arti dal quale, dopo due anni, viene espulso a causa dell’insofferenza verso metodi di insegnamento e stilemi artistici che gli appaiono anacronistici. La libertà conquistata lo porta a vivere un rapporto diretto con la campagna e il mare, i soggetti pittorici più amati nel corso degli anni Sessanta. Dall’amicizia con Adriano Cecioni e Domenico Morelli, nasce, assieme ad altri artisti napoletani, la “Scuola di Resina”. Il suo primo quadro datato con sicurezza è Appuntamento nel bosco di Portici.
Dal 1866 sperimenta nuovi mezzi espressivi. Dopo una parentesi fiorentina, caratterizzata dagli incontri con i Macchiaioli, arriva a Parigi nel 1867 e si stabilisce dall’anno successivo, lavorando in esclusiva con Goupil fino al 1874. A ventitre anni sposa Léontine Gruvelle. È del 1869 la prima esposizione al Salon parigino, cui ne seguono altre fino al 1879. Nel 1874 partecipa, unico italiano, alla prima mostra degli Impressionisti, mentre continua ad esporre al Salon riportando un enorme successo con il dipinto Che freddo! Ma già con Al Bois de Boulogne ha inaugurato quella pittura che lo identifica come sensibilissimo cronista della vita moderna della capitale francese.

Le sue donne, sempre à la page, si muovono nei grandi parchi, lungo le passeggiate, alle corse, nei salotti, nelle stanze delle ricche dimore borghesi. Anche la cura dedicata ai particolari dell’abbigliamento rivela i segni di una femminilità percepita e rappresentata attraverso una raffinata indagine psicologica.
La modella principale è Leontine, colta negli ambienti domestici, nei ritratti, nelle scene en plain air, nei luoghi della mondanità e del divertimento. Le corse ippiche, le passeggiate in carrozza, il pattinaggio durante l'inverno fanno parte delle sue tematiche preferite ispirate dai luoghi della metropoli trasformata nei boulevards di Haussmann e nei ritmi frenetici della vita delle piazze, dei teatri, dei caffè.
Nel 1876 riceve la medaglia d’onore d’oro assieme al titolo di Cavaliere della Legion d’Onore. La sua casa diventa luogo d’incontro dell’élite culturale franco-britannica, frequentata, tra gli altri, da Manet, Edgar Degas, Tissot, Zola, Maupassant. Pur continuando a frequentare Napoli e Barletta con ricorrenti soggiorni, è la capitale francese la città d’elezione. Intorno alla metà degli anni Settanta, anticipando Degas e Manet, sperimenta la tecnica del pastello in grandi composizioni. Fra il 1883 e il 1884 realizza alcune delle opere più famose, Il salotto della principessa Mathilde e Colazione in giardino. Muore a 38 anni, nel 1884.

Pierre-auguste Renoir
(Limoges 1841 - Cagnes-Sur-Mer 1919)

Pierre-Auguste Renoir nasce a Limoges nel 1841. La famiglia è di modeste condizioni, inizia quindi molto presto a lavorare come apprendista decoratore di porcellane presso la manifattura dei Lévy Frères. Contemporaneamente frequenta le lezioni dello scultore Callouette all'École de Dessin et d'Arts décoratifs.
Dal 1858 comincia a lavorare in proprio e collabora con il pittore Gilbert. Trasferitosi a Parigi, si reca spesso al Louvre, per copiare le grandi opere del passato. Le preferenze vanno a Rubens, Fragonard, Boucher, ai pittori veneti del Cinquecento e, tra i contemporanei, Delacroix.
Nel 1862 frequenta l'École des Beaux-Arts e lo studio di Gleyre, noto artista del tempo, dove incontra Claude Monet, Alfred Sisley e Frédéric Bazille. Nel 1863 partecipa per la prima volta al Salon con Esmeralda che danza. Lasciato Gleyre, divide lo studio con Bazille e si reca spesso nella foresta di Fontainebleau a dipingere en plein air insieme a Monet, Pissarro e Sisley. Comincia ad avere le prime commissioni, ma non riesce ancora a mantenersi. Nel 1868 Lise (1867), esposto al Salon, ottiene finalmente un grande successo. Scoppiata la guerra franco-prussiana, viene arruolato nei cavalleggeri. Nel 1873 dà vita con Monet, Pissarro, Sisley, Bazille alla "Société Anonyme des artistes, peintres, sculpteurs, graveurs” e nel 1874 organizza al Caffè Nadar la mostra che più tardi verrà riconosciuta come la prima esposizione degli impressionisti. La mostra viene stroncata dalla critica, anche se Renoir riscuote giudizi favorevoli.
Tra il 1874 ed il 1876 dipinge innumerevoli quadri, soprattutto ritratti caratterizzati dalla semplicità della figura e dalla resa immediata della forma, in cui si fondono luce, colore e ambiente; opere che vende con successo superando così le difficoltà economiche Tra i suoi collezionisti, il finanziere Cernuschi e il banchiere Ephrussi. Dipinge nel 1876 il celebre Bal au Moulin-de-la-Galette. Nel 1881 si reca in Algeria e poi in Italia, dove rimane colpito dagli affreschi di Raffaello. La sua pittura si fa sempre più liscia, minuziosa ed esatta, con una predilezione per i toni freddi, per il disegno e la linea che definisce le forme. Nel 1890 sposa Aline Chariget. Sono questi gli anni d'oro di Renoir, che nel 1900 viene insignito del titolo di Cavaliere della Legion d'Onore.
Negli ultimi anni, i violenti attacchi di reumatismi lo costringono a trasferirsi nel Sud della Francia e la sua ultima residenza è a Cagnes–Sur–Mer (ora trasformata in un museo). La malattia peggiora e, costretto su una sedia a rotelle, ha bisogno di aiuto per dipingere gli ultimi quadri (si fa legare il pennello alla mano). In questo periodo si dedica anche alla scultura. Nonostante la malattia riesce a vedere alcuni suoi quadri esposti alla National Gallery a Londra ed al Louvre di Parigi.
Nel 1919 muore a Cagnes–Sur–Mer per una congestione polmonare, dopo aver terminato il quadro Le bagnanti.